“Se non si vuole andare avanti basta ritirare la delibera”. Così Ida Simonella, dal 2013 al 2018 Assessore alle Attività Produttive, Porto, Piano Strategico e Trasporti del Comune di Ancona, riferendosi alla decisione del consiglio comunale che votò per il banchinamento del molo clementino. Con lei abbiamo parlato del porto in una intervista in cui emerge una posizione che ancora oggi non prescinde dalla necessità delle grandi navi. Da fuorisede tentiamo di dipanare un percorso pieno di inversioni a u.
Il porto nel DNA
Ida Simonella, di formazione manageriale, nel 2000 fonda Link Consulting nella quale si occupa di consulenza e formazione fra gli altri per Camera di Commercio Ancona e l’Autorità Portuale (coordinamento progetti di ricerca relativi all’Osservatorio sul Porto di Ancona). Dopo l'esperienza amministrativa, torna a svolgere la sua attività da libero professionista prevalentemente sui temi della finanza agevolata, e in larga parte nel settore trasporti, infrastrutture e logistica.
L’Era della Partecipazione
Una storia che abbiamo già visto nella nostra città di origine (Bologna, autonominatasi “la città più progressista d’Italia”): dare l’avvio a un percorso partecipativo per raccogliere idee e costruire un progetto di città che deve però rimanere nell’ambito esclusivo della consultazione, visto che sono le cabine di regia ad avere l’ultima parola sul marketing territoriale. È il 21 ottobre del 2014 quando viene pubblicata la versione definitiva del Documento metodologico per il Piano Strategico di Ancona, commissionato dalla giunta del Comune e frutto dell’intervista di un centinaio di persone fra esponenti delle associazioni di categoria, accademici, associazioni, politici, imprenditori, eccetera, dalla quale risulta che
gli anconetani si dichiarano molto attaccati al proprio territorio (…) e molti degli intervistati ritengono che il fronte del porto dovrebbe essere restituito alla città eliminando la barriera ad oggi costituita dalle reti del porto commerciale (“i cittadini hanno bisogno di riabbracciare anche in modo fisico il mare”). Un processo di apertura del waterfront potrebbe prevedere la trasformazione del porto in luogo di attività ricreativa, commerciale, turistica, e tenere in considerazione l’esigenza, molto sentita, di riappropriazione di quel luogo da parte dei cittadini. (…) Inoltre dal punto di vista del turismo, non potrebbe mai essere di massa ma dovrebbe essere un “turismo di nicchia e di una certa qualità” (…) L’attuale amministrazione è quindi vista come organizzazione che può avviare il cambiamento, anche attraverso uno strumento come il Piano Strategico (…) “si pensa di sapere i problemi senza che si sia preso il tempo di pensare insieme”
Il Comune prende atto delle richieste con una delibera di giunta del 15 dicembre 2014 che approva gli indirizzi per il piano strategico della città.
Nel luglio del 2015 riapre il porto storico e Rodolfo Giampieri, allora presidente dell’Autorità Portuale dice ad AnconaToday
È commovente vedere come così tanta gente sia innamorata del porto. Questo è un passo importante verso una logica di recupero
Ma sulla linea d’orizzonte del mare si profila una grande nave…
Ecco la prima testimonianza della dottoressa Simonella estrapolata da una lunga intervista che abbiamo realizzato con lei:
Nel piano regolatore del Porto di allora, del 1988, era previsto il banchinamento, quello del molo clementino così come oggi lo vede, solo che era a scopo militare. Siccome le navi fanno fatica ad entrare nel Porto, perché le dimensioni sono sempre più grandi, si pensa di fare in modo che quel banchinamento possa cambiare la destinazione funzionale, non più militare ma anche crocieristica. Diciamo che la questione delle crociere oggi ha preso una svolta anche di tipo ideologico. C’è chi pensa che le crociere siano il male assoluto dal punto di vista turistico e c'è chi pensa che non sia così. Non stiamo parlando di Venezia o di Dubrovnik che hanno problemi di overtourism, ma di 3 o 4 crociere a settimana e che vanno lì piuttosto che entrare nel cuore della città. Capisco che i cittadini che abitano a ridosso abbiano bisogno di rassicurazioni sul fronte ambientale, ma la cosa che mi stupisce è che nessuno si sia lamentato del fatto che Fincantieri abbia ottenuto in questi anni il raddoppio delle banchine di allestimento. Non voglio entrare nel merito della questione, ma se non si vuole andare avanti basta ritirare la delibera. La fruibilità del Porto antico fino a quando ci siamo stati noi è stata garantita libera ai cittadini. Il banchinamento l'abbiamo visto come un'opportunità anche perché c'è sempre fame di lavoro e di sviluppo. Tenga conto che le crociere, nelle proiezioni che sono state fatte, una volta arrivate a pieno regime avrebbero costituito il 3% del traffico del porto in termini di navi.
Perseverare è diabolico
26 settembre 2015: vengono convocati alla Mole Vanvitelliana più di 300 cittadini per un’ulteriore tappa del processo partecipativo del Piano Strategico di Ancona. Si aprono più di 40 tavoli nei quali ci si esprime liberamente sulla pianificazione della città. Emergono fra i tanti argomenti, e in modo trasversale ai tavoli, una richiesta di maggiore trasparenza nella diffusione dei dati ambientali relativi al porto con particolare riferimento alle polveri sottili, la proposta di spostare al molo sud e alla nuova darsena i traghetti liberando così il porto storico, si sottolinea che non c’è contrapposizione tra sviluppo del lavoro e delle attività economiche strettamente portuali (compresa la cantieristica) e l’introduzione di nuove attività e nuove funzioni del porto storico. Ci si esprime per un turismo sostenibile, non di massa, capace di valorizzare l’identità e le ricchezze locali, culturali, storiche, paesaggistiche e naturali. Il porto deve essere aperto perché è cuore pulsante della città. Deve essere vissuto e goduto dai cittadini e interagito: non una frontiera ma un polmone di vita. Si lamenta uno scarso coordinamento tra cittadini ed enti pubblici (le decisioni sembrano prese dall’alto senza ascoltare i cittadini). Ecosostenibilità di ogni intervento: fattibilità degli interventi, verificando la sostenibilità ambientale, economica e sociale. E ancora: la presenza dei traghetti e conseguentemente delle reti rendono il porto non accessibile alla cittadinanza. A un tavolo si precisa che esistono studi di fattibilità che prevedono lo spostamento del traffico dei passeggeri al molo sud-silos senza toccare la continuità dei lavoratori del porto. Ma la notizia, messa nero su bianco nel report finale, non fa breccia nella giunta che pare avere le idee già chiare.
Sempre dall’intervista con la dottoressa Simonella:
Il turismo crea un immaginario di ritorno. Ancona non sarebbe mai finita in un catalogo internazionale se non avesse avuto un player perché la città non ha una massa critica economica tale da, anche se è una brutta parola, potersi vendere, di potersi proporre al turismo internazionale, ed è importante avere players come MSC, Costa Crociere, Royal Caribbean, che sono in grado di fare queste operazioni.
Io sono io e voi non siete
E qualcuno a margine di questa giornata alla Mole chiede nel report: che fine faranno le nostre proposte? La risposta è in una delibera comunale del 2019 che, dopo il lungo e costoso percorso partecipativo, approva a larga maggioranza, dopo solo quattro anni di apertura esclusiva alla cittadinanza, la variante localizzata che permette di modificare la destinazione d’uso del fronte esterno del Molo Clementino. “Dopo tanti anni il dibattito intorno al tema mette i piedi a terra o meglio sull’acqua”, dirà in Aula la Sindaca Valeria Mancinelli.
Dalle parole passiamo ai fatti e abbiamo posto le basi per la creazione dell’infrastruttura decisiva per lo sviluppo del traffico crocieristico. La vocazione turistica di Ancona inizia ad avere basi più solide”.
Insomma, la ricreazione è finita, alla faccia dei cittadini che hanno sperato che le loro idee contassero. E il segretario generale dell’Autorità di Sistema Portuale Matteo Paroli, durante la seduta del Consiglio Comunale, mette il carico rendendo noto che “Msc ha formalmente manifestato interesse a partecipare al bando di gara per la gestione del terminal”. Amen.
Ancora dall’intervista con la dottoressa Simonella:
MSC si è proposta e credo che l'Autorità Portuale abbia aperto una specie di manifestazione di interesse alla quale si è presentata solo MSC, perché questi grandi armatori sono pochi player internazionali che decidono il loro posizionamento. Faccio un esempio su Ravenna: Royal Caribbean è una grande compagnia croceristica, ma MSC è più importante per la sua capacità anche nel movimento cargo. Royal Caribbean ha fatto questo genere di operazione sul medio adriatico, appunto a Ravenna. Perché le compagnie ragionano con la loro logica del tutto imprenditoriale, di mercato. Hanno i loro obiettivi. Non si può nascondere l’importanza del percorso dell’Adriatico, che da Trieste e Venezia procede verso sud. Quindi queste aziende hanno bisogno di avere un punto di riferimento nel medio adriatico. E ciascuno di questi grandi player cerca di posizionarsi in un porto strategico.
Il comparto delle montagne russe
Secondo il rapporto 2019 (ultimo reperibile sul web) del progetto di accoglienza turistica "Welcome to Ancona", coordinato dalla Camera di Commercio delle Marche, il porto di Ancona, diventato scalo crocieristico in modo regolare nel 2005, ha visto un andamento del traffico abbastanza ondivago:
Dal 2005 al 2006 i dati sul numero dei crocieristi si abbassano per poi crescere progressivamente fino a toccare un picco nel 2012 per poi crollare vertiginosamente nel 2014 e risalire fino al 2019, quando dei report del progetto Welcome to Ancona non si trova più traccia.
Venezia, Dubrovnick e Corfù, territori fragili e preziosi, vivono una vera e propria invasione di centinaia di migliaia di persone con conseguenze paesaggistiche e ambientali disastrose. Ancona non avrà l’appeal delle prime tre mete, ma vale la pena appesantire il traffico umano e di mezzi di una città con una mobilità complessa?
Sempre lo stesso rapporto della Camera di Commercio riguardo i flussi precisa che
poco meno di 5.000 croceristi (9% dei transiti) scelgono di visitare il nostro territorio tramite escursioni organizzate. Le mete preferite: La Grotte di Frasassi (37%), seguita dalla Riviera del Conero (22%) e dalla città di Urbino (21%). Ancora presente il Walking tour di Ancona (da Tiziano a Tiziano) inserito nel catalogo delle escursioni a partire dalla stagione 2017, grazie alla collaborazione con il Comune di Ancona (7%)
Nello stesso periodo dello studio della Camera di Commercio, l’Autorità Portuale eroga servizi turistici innovativi come l’APP turistica gratuita “Welcome to Ancona”:
Il percorso Discover Ancona in 100 minuti è stato pensato per una rapida scoperta della città, ma nella APP sono presenti numerosi altri contenuti: monumenti, musei, food, shopping e mobilità per trascorrere al meglio il tuo tempo in città. Nuova sezione Ferries dove potrai vedere il calendario e gli orari effettivi di arrivi e partenze, le informazioni utili all'imbarco e al tuo transito in porto
A oggi l’app risulta non scaricabile, né da Google Playstore né da App Store, e i download complessivi sono stati circa 1000 rispetto ai 100.109 crocieristi del solo 2019.
L’ultima testimonianza tratta dall’intervista con la dottoressa Simonella:
Il Porto è un microcosmo, dico sempre che è una monade dove dentro ci trovi di tutto. Ci trovi la grande compagnia di navigazione, ci trovi il piccolo peschereccio, ci trovi l'azienda di servizi e l'attività industriale, ci trovi l’estremamente innovativo o il tradizionale. Questo microcosmo cambia fortemente in funzione di dove va il mondo. Il mercato funziona così. Non voglio far la mercatista assoluta, però non possiamo nemmeno dire che è tutto pubblico. Non è tutto pubblico. Non lo sono i traffici del mondo, non lo sono le aziende logistiche, perché il mondo commercia. Dobbiamo parlare di un modello di sviluppo nuovo di decrescita felice? Questo non sta sul piano di un'amministrazione locale. Dopodiché la convivenza tra la sostenibilità e il mercato è stato uno dei nostri princìpi amministrativi, che quando poi si calano sul campo sono difficili da far convivere. Non possiamo liberare tutto il Porto storico, liberare tutto dalle reti e dire che i traghetti non devono attraccare. Rinunciamo a ciò che ci rende uno dei porti fondamentali dell'Europa? Perché altrimenti non avremmo nemmeno l'autonomia finanziaria. Nel Porto storico mettiamo tutti ristoranti? Per carità, sarebbe bellissimo, ma vorrebbe dire mandare a casa un 40% delle aziende che ruotano attorno al Porto, fra spedizionieri, doganali e agenti. Noi siamo una città portuale italiana.
Ristrutturazioni vista nave
Concludiamo la nostra osservazione sulle recenti vicende anconetane tornando al 2014. Il Comune di Ancona porta a casa il finanziamento europeo per il progetto “I.T.I. Waterfront di Ancona 3.0” che consente:
Il restauro e la valorizzazione del Palazzo degli Anziani
La tutela e la valorizzazione del Percorso Archeologico da Piazza Stracca al Porto Traianeo
L’Innovazione dell’Informazione Turistica
La Promozione della Ricerca e dello Sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative per la diagnostica, il restauro, la fruizione e la promozione del patrimonio culturale
Interventi di efficienza energetica negli edifici pubblici e nella pubblica illuminazione
Colonnine di ricarica per mezzi elettrici pubblici e privati
Rinnovo del materiale rotabile
Interventi di efficenza energetica negli edifici pubblici e nell’illuminazione pubblica
Sembrerebbe tutto a favore della cittadinanza, che certo partecipa all’utilizzo di quanto è progettato, ma andando a leggere a pagina 6 scopriamo che
L’elemento più critico è rappresentato dalla separazione tra città e porto e dalla incapacità della città di intercettare in maniera efficace i flussi che vi transitano, con il risultato paradossale che Ancona viene annualmente transitata da circa 1,5 milioni di passeggeri che non trovano naturale visitare la città.
Insomma, bisogna rimettere a posto la città soprattutto per i turisti provenienti dal porto, e da queste considerazioni condivise fra Autorità Portuale e Comune di Ancona nasce
la rimozione delle barriere di security ed il conseguente riassetto per la fruizione libera e pubblica del tratto a più alta densità di emergenze storico-architettoniche ed archeologiche all’interno del porto, ovvero il percorso che dal varco di San Primiano si sviluppa lungo le Mura del Corridore Storico riconnettendo l’Arco di Traiano, gli spazi della banchina n.1 e l’edificio della Lanterna.
Vorremmo sottolineare che sono ormai consolidati molti studi accademici sul tema dell’impatto delle grandi navi, che dimostrano in realtà che il tema più che ideologico sia scientifico. Potremmo segnalarvi quello brevissimo di Valentina Anzoise, professoressa all’Università Cattolica di Milano, e di Stefania Benetti, ricercatrice dell’Universita' degli Studi del Piemonte Orientale, che illustra i sentimenti di chi vive i flussi turistici delle grandi navi attraverso una disamina della comunicazione di comitati, artisti e cittadini.
Ci sembra che la visione della dottoressa Simonella sia basata su una scelta drastica: o si dà l’accesso alle grandi navi di Msc o si blocca l’attività di un intero porto. Ci chiediamo se una via alternativa non possa essere quella di ripensare la collocazione di attracchi sui quali si affacciano le finestre delle abitazioni, secondo i desideri espressi dai cittadini nelle occasioni partecipative. Nel dibattito si è inserito anche l’ordine degli architetti della provincia di Ancona, che potrebbe contribuire al disegno di un nuovo progetto di porto. E se un’opera di questa rilevanza fosse un’occasione più importante per la città di quattro attracchi settimanali delle grandi navi da crociera?



