Sarajevo Safari e Gavazzeni riempiono la Mole di Ancona
Al festival Provviste e al cinema estivo della Mole Vanvitelliana, tutto esaurito per la serata sui safari umani a Sarajevo e l'inchiesta giudiziaria in corso.
Quella di stamattina poteva essere un’amara albachiara. Ma c’è chi dice no ai grandi eventi, e il Lazzabaretto ieri, mercoledì 24 giugno, è stato riempito integralmente per la presentazione del libro di Ezio Gavazzeni I cecchini del weekend. L’inchiesta sui safari umani a Sarajevo, come il cinema all’aperto della Mole Vanvitelliana ha fatto il pieno per la proiezione del documentario Sarajevo Safari. E tutto nonostante un sorprendente silenzio stampa locale su quella che non era “semplicemente” una presentazione di un libro, ma il racconto di un’inchiesta — appena agli inizi — che coinvolge per ora le Procure di Milano e Sarajevo, e probabilmente altre procure europee a breve, per un folle e macabro caso di cronaca internazionale che ha coinvolto anche Ancona, porto d’imbarco per dei nostri facoltosi e potenti compatrioti che provavano piacere a sparare su anziani, donne e bambini in Bosnia. Allora erano più di 200 italiani. Ora, molto probabilmente, una schiera di cacciatori, fanatici delle armi, frequentatori di poligoni di tiro con tanti soldi in tasca continuano i loro adrenalinici fine settimana in Libano o in Sud Sudan.

Gavazzeni ha avuto l’idea di coinvolgere a distanza Martina Radice, criminologa — parte del team investigativo che ha collaborato all’esposto alla Procura di Milano — con la quale ci siamo collegati grazie alla paziente collaborazione delle operatrici tecniche dell’Arci di Ancona, potendo così approfondire alcune tematiche che tengono assieme l’inchiesta di ieri con l’attualità di un mondo allo sbando, fra proliferazione di armi, guerre e politiche nazionaliste e violente.
Tracciando un profilo psicologico dei cecchini per hobby, Radice ha spiegato che sono socialmente integrati e dissimulano la loro natura, seguono un movente centrato sul piacere di infliggere dolore più che su ragioni ideologiche. La criminologa ha usato le definizioni di “comportamento violento lucido” e “psicopatia d’élite”. Si è rilevata la presenza di cacciatori e appassionati di armi la cui passione può degenerare in feticismo e ricerca di potere, con rischio di vendette private nella società rispetto all’uso regolato in contesti di Stato di diritto. In questo senso è facile provare come molti degli omicidi e femminicidi si consumino a causa della detenzione di armi da caccia. E la proliferazione di un marketing — il primo e più profittevole è quello della guerra, ha ricordato Gavazzeni — che vuole coinvolgere giovani e donne nell’acquisto di armi sempre meno venatorie e sempre più paramilitari, rappresenta un evidente salto di qualità da parte delle industrie delle armi che stanno sostituendo a livello globale quelle in crisi dell’automotive. Il triste e pericoloso progetto è trasformare l’Europa negli Stati Uniti del diritto di difesa armato.

Sulle procedure giudiziarie e investigative si è segnalata l’apertura di indagini in più procure europee, la preparazione e l’invio di una memoria al procuratore di Milano, e la possibilità di cooperazione italo-svizzera, con un’audizione diretta di Gavazzeni avvenuta pochi giorni fa. È stata inoltre avanzata una richiesta al Consiglio d’Europa per un’indagine più ampia.
Ciò che avremmo voluto far capire alle testate locali è che il libro, le sue molteplici traduzioni e il fitto calendario di presentazioni a livello internazionale stanno moltiplicando le segnalazioni e potrebbero stimolare ulteriori aperture di inchieste in altri Paesi.
Sui documenti e le fonti, sono state menzionate richieste senza esito a questure — Gorizia, Trieste, Ancona — e l’assenza di forniture di materiali di polizia sui transiti. Sono citati elementi relativi ai servizi segreti ma, anche in questo caso, permangono gap documentali rilevanti. Sono state elencate categorie di testimoni utili — volontari umanitari, servizi segreti, mercenari, parenti — e la difficoltà di ottenere confessioni spontanee a causa di quella sociopatia che raccontò Hannah Arendt sul caso Eichmann: un uomo apparentemente perbene al quale dei crimini genocidari che compiva non importava nulla, perché immerso nella cultura quotidiana del potere che produce il male.

Il caso del documentario Sarajevo Safari del regista sloveno Miran Zupanič è stato ripreso come esempio di un atteggiamento di “rimozione” della vicenda storica: la storia produttiva del film e la sua mancata distribuzione italiana fino all’aprile 2026 sono stati collegati a responsabilità istituzionali e timori politici. Sono state citate testimonianze pubbliche, tra cui il diplomatico italiano Michael Giffoni e l’ex agente segreto bosniaco Edin Subašić, che riferirono contatti con il SISMI e il SISDE per segnalare la presenza di italiani nelle colline attorno a Sarajevo — segnalazione che i citati servizi segreti italiani di allora avrebbero insabbiato. Il dibattito ha paragonato il fenomeno a possibili pratiche analoghe nei conflitti contemporanei. Per la Striscia di Gaza, ha ricordato Gavazzeni, bastava pagare una tariffa per osservare, a distanza di sicurezza, la distruzione sistematica delle città palestinesi.

La presentazione si è conclusa con l’appello a raccogliere testimonianze — anche anonime — per ricostruire complicità e partecipanti. AltreVie e Ezio Gavazzeni, attraverso i loro social, sono a disposizione per raccogliere ogni tipo di notizia.
Un ringraziamento sentito alla comunità anconetana e, nello specifico, a: Simona Rossi della libreria Fogola, Stefania Zepponi di Arci Ancona, Chiara Malerba del cinema estivo della Mole, Giorgia Sestilli di Casa delle Culture, Danilo Baldini della Lega Anti Caccia, Mattia Taliani e la delegazione di Gulliver, Patrizia Santoncini e Anna Scalembra del Comitato Porto-Città, Maurizio Sebastiani di Italia Nostra, Nicola Cucchi di Ankonistan, la collettiva Nate Intere, Annalisa Trasatti del Museo Omero, Marco Palpacelli di Potere al Popolo e il consigliere regionale Andrea Nobili — unici presenti fra tutti i politici “bipartisan” invitati. Se abbiamo dimenticato qualcuno presente, segnalatecelo: saremo lieti di aggiungerlo a questa lista. Alla prossima iniziativa!


